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Sul servizio antincendi nel milanese

Cenni storici


Il servizio antincendi nel milanese
di Massimo Stucchi

La distribuzione del servizio antincendi a Milano e Provincia.




Castello di manovra sede di via Messina.

Angolo corpo Comando tra via Messina e via Procaccini.

Veduta aerea della sede di via Messina.



L'attuale modello organizzativo e distributivo delle sedi del servizio antincendi milanese trae le proprie origini dal principio basato, sin dai primi del secolo, di far giungere il più sollecitamente possibile i soccorsi sul luogo dell'incendio, fissando in un limite massimo di cinque minuti tra la chiamata e l'arrivo dei soccorsi sul posto.
A quei tempi la limitata estensione della zona urbanizzata e la relativa esiguità degli abitanti (662.760 al dicembre 1914) permisero di dividere la città in sei aree omogenee di competenza, aventi ciascuna un raggio di azione medio di circa 2 Km.
Alla zona centrale già servita dalla caserma di Via ANSPERTO (1885) si aggiunsero, su progetti dell'Amministrazione Municipale, in ordine cronologico:
la casermetta dei Bastioni di Porta Romana (1905)
quella di Benedetto Marcello (1905)
quella di via Sardegna (1910)
quella di via Monviso (1912)
quella di via Darwin (1915)
oltre ai due posti di vigilanza nel perimetro dell'esposizione Fiera, ai due posti con traino a cavalli alla sezione di Piazza d'Armi e alla stazione del Parco; e due corredati di traino a braccia posti a Palazzo Marino e a Porta Genova.
La dotazione di ciascuna casermetta era costituita da un carro-pompa a vapore, una scala girevole di salvataggio e una lettiga a cavalli.
Il Corpo di Milano, inoltre, fu il primo a dotarsi sperimentalmente e poi ad adottare la trazione meccanica di tipo automobilistico dei mezzi di soccorso: già dal 1906 infatti erano in servizio quattro vetture con motore a scoppio, delle quali una. munita di pompa corredata.
Ben presto però i confini e gli interessi economici e civili del capoluogo lombardo si estesero al di là dei limiti territoriali daziari; nascevano grandi stabilimenti nei comuni limitrofi the davano lavoro a migliaia di operai milanesi e la città aveva preso a svilupparsi in misura predominante secondo le direttrici Milano-Sesto-Monza, Milano-Rho e Milano-Melegnano. Anche se nei comuni pia remoti come Monza, Legnano, Lodi le rispettive Municipalità si erano dotate di un proprio Corpo di Civici Pompieri, gli interventi dalla città alla fascia dei "comuni foresi" del milanese erano molto frequenti soprattutto nella stagione estiva e in particolare nel settore agricolo, per la fermentazione dei raccolti ammassati nei casseri the davano luogo ad incendi negli edifici rurali e nei cascinali.
Al 1933, alla vigilia della "nazionalizzazione del Corpo", quando la popolazione milanese raggiunse 1.039.000 abitanti, si mise mano ad un nuovo progetto per realizzare una nuova sede centrale sull'area già occupata dalle vecchie carceri dal tribunale militare in Corso di Porta Nuova.
Tale progetto, pero, non ebbe pratica attuazione a causa dei sopraggiunti mutamenti (legge n° 1570 del 27 febbraio 1940) della nuova organizzazione dei servizi antincendi, che da ambito comunale passarono alla più ampia giurisdizione del territorio provinciale.
Poi gli eventi bellici sospesero l'avvio del progetto e l'annoso problema fu ripreso nel dopoguerra dall'Amministrazione Provinciale, anche per l'obbligo i quest'ultima di dotare i Corpi dei Vigili del Fuoco di caserme e di tutti locali occorrenti al servizio d'istituto.
La nuova sede del 52° Corpo di Milano, in quegli anni di grande impulso e sviluppo edilizio, trovo così la sua collocazione nell'isolato compreso fra le vie PROCACCINI, TARTAGLIA e MESSINA, destinata, negli intenti urbanistici peraltro mai concretizzati, ad essere a ridosso dei due "assi attrezzati" che avrebbero dovuto avere funzione di grandi vie per il traffico veloce secondo i punti cardinali della città; ciò per evitare l'ostacolo della comune viabilità e permettere ai carri di soccorso di raggiungere rapidamente le zone di intervento anche nell'hinterland milanese.
La città e la sua provincia, che già costituivano il complesso industriale commerciale più importante della Nazione, era entrata nella fase di massimo sviluppo lungo tutte le direttrici delle grandi vie di comunicazione.
Il decennio '50-'60 registrò di pari passo la realizzazione delle nuove caserme provinciali dei VV.F. e sorsero così le nuove sedi di LEGNANO (1951) SESTO S. GIOVANNI e MAGENTA (1955), DESIO la caserma centrale di via MESSINA (1957) e MONZA (1961).
Nello stesso anno il presidio di P.le CUOCO andò ha sostituire la casermetta dei Bastioni di Porta Romana distrutta dai bombardamenti del 1945 così come divento operativo il distaccamento di LINATE posto entro il perimetro aeroportuale.
Invece, la sede esistente nel Comune di Codogno veniva soppressa nel 1960 per carenza di personale volontario che proseguisse il servizio.

Gli anni successivi videro l'edificazione della nuova sede dei volontari di LISSONE; l'ampliamento dell'esistente sede di SEREGNO (1975) e la conservazione in uso delle sedi volontarie di CARATE BRIANZA, INVERUNO, CORBETTA e ABBIATEGRASSO; tutte messe a disposizione delle rispettive municipalità.
Dobbiamo attendere la fine degli anni '90 per l'edificazione su progetto del Comando Provinciale VV.F. di Milano del primo lotto della nuova caserma permanenti nel Comune di GORGONZOLA (2000) e l'inizio della costruzione del nuovo distaccamento nel Comune di RHO (2003).
Per realizzare la totale copertura del territorio provinciale, l'attesissima realizzazione della caserma di MELEGNANO costituirebbe il naturale completamento dei presidi nella zona sud-ovest, attualmente ancora serviti dagli equipaggi dei distaccamenti urbani di P.le Cuoco e di via Darwin.



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