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Corriere della Sera 1956

Articoli e libri

LA NUOVA CASERMA DI MILANO
Articolo del "Corriere della Sera" del '56

dal "Corriere della Sera"







Il Nuovo Corriere della Sera
"CORRIERE MILANESE"




Milano, sabato 12 maggio 1956




Una grande realizzazione dell'amministrazione provinciale

AI VIGILI DEL FUOCO MILANESI
La caserma più funzionale del mondo



Una caserma dei vigili del fuoco com'è quella sorta in via Messina e che il Ministro degli Interni, on. Tambroni, inaugurerà domani, ha un'ambizione: essere la più moderna, la più attrezzata, la più funzionale d'Europa. E anzi la provincia, che la realizzata, si è impegnata con tecnici e amministratori per dotare Milano della caserma più moderna non d'Europa, ma del mondo.
E per riuscirvi non sono stati risparmiati studi, visite all'estero, richieste di documentazioni.
In tema di attrezzatura contro gli incendi le ambizioni non sono certo, per una metropoli come Milano, questione di prestigio. Con lo sviluppo che hanno le industrie chimiche, molte vite umane ed enormi capitali possono essere distrutti o salvati da una tempestività o meno di intervento che deve fare i conti con le frazioni di secondo.
Della funzionalità estrema che caratterizza la nuova caserma centrale è emblema il castello di manovra che domina il quartiere con la sua antenna radio alta 80 metri.
Reparti interni, impianti, servizi, attrezzature sono coordinate in modo che in un minuto dall'allarme, sfreccino via gli automezzi, mentre da ciascuno di essi sarà possibile, per radiotelefono, collegarsi ancora con la caserma.
Perché questa celerità di soccorsi abbia ad attuarsi nel ciclo completo del servizio, la caserma intensificherà i contatti con gli organi comunali, in modo da conoscere ogni giorno la situazione relativa alla transitabilità delle strade; dal centralino della caserma sarà possibile bloccare i semafori sul rosso, in ogni zona della rete cittadina. E saranno naturalmente collegate via radio le altre caserme periferiche, di Lissone, Lodi, Casalpusterlengo, Sant'Angelo Lodigiano eccetera, di modo che tutte le forze disponibili possono all'occorrenza essere mobilitate e concentrate per l'azione.



L'imponente complesso che è costato sinora alla Provincia un miliardo e 300 milioni, ma che ancora costerà molto, perché si debbono ancora fare in un terreno attiguo altre opere comprendente vari corpi di fabbrica disposti attorno a due grandi cortili, quello delle partenze e quello delle manovre. Nel corpo che prospetta su via Messina sono fra l'altro le autorimesse, per 24 autopompe e, in due dei piani superiori le 24 camerate dei dormitori con i loro 377 posti-letto; al terzo piano, la mensa (con le cucine) e i grandi ambienti per lo svago, con i biliardi; da ogni luogo i vigili possono precipitarsi a pianterreno per la "direttissima" verticale, perché le botole con 16 pali di discesa sono dislocate al centro come alle ali dell'edificio, 15 metri per tratto. Al centro della seconda corte è il castello di manovra con le sue occhiaie vuote l'hanno collaudato i vigili l'altro giorno, facendo, fra grandi esalazioni fumogene, le prove degli esercizi inaugurali che sono in programma per domani davanti al Ministro. Il castello è alto 45 metri, ha dodici piani i balconi, e all'interno contiene una parete uguale all'esterna, perché anche quando c'è brutto tempo i pompieri non siano costretti al riposo. Su un lato della seconda corte si trovano la stazione di servizio, i magazzini e la grandiosa officina, ove già allineano le frese, i torni, le alesatrici. Il padiglione ha una sola "luce" di 30 metri di larghezza senza pilastri centrali; un exploit del cemento precompresso. Dietro la torre del castello è l'impianto per il razionale lavaggio dei tubi, operazione laboriosa quanto necessaria, anche se a prima vista può sembrare superflua con tutta l'acqua che nei tubi ha già da passare quando sono in funzione. Il fatto è che in circostanze di emergenza non vanno certo in cerca di acqua distillata, attingono quella che trovano da qualsiasi roggia o stagno; e i tubi, poi marcirebbero. Il vano verticale per l'asciugamento dei tubi lasciati giù penzoloni, è alto 30 metri poderosi sono gli impianti sotterranei della centrale termica con le quattro caldaie, e c'è anche la sottostazione elettrica col gruppo elettrogeno che entra in azione automaticamente quando l'alimentazione normale di energia si interrompe. Superfluo accennare al centralino telefonico, che come si conviene, è articolatissimo, agli impianti di segnalazione acustica, alla stazione radio. Ma non solo per la funzionalità tecnica la caserma aspira ad essere un modello. Anche il decoro estetica ha avuto la sua parte e le grandi vetrate e i materiali più moderni a cominciare dall'alluminio, sono profusi.
Il progetto generale dell'architettura è dell'Architetto Reggiori.
Alle spalle del castello di manovra, in via Tartaglia, sta sorgendo un edificio annesso che accoglierà i laboratori, e che ancora è lì che contende lo spazio vitale ai residui di una casa in corso d'abbattimento. Del resto nell'area riservata dal piano regolatore alla caserma, fino a via Procaccini, qualche altra casa è tuttora abitata, e si dovrà espropriarla. Su quel terreno il progetto complessivo della caserma prevede i fabbricati alloggio per gli ufficiali e nello spazio contiguo già disponibile, la palestra, la piscina, l'infermeria. Sono queste appunto le opere da eseguire in futuro, come si diceva, e per le quali dovrebbero essere al più presto stanziati i fondi. In via Ansperto, ove adesso è il quartier generale, resterà un semplice distaccamento di vigili: l'edificio dovrà sacrificare una porzione al piano regolatore, per fare largo alla << racchetta >>.


La sede centrale VV.F. di Milano oggi






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