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Riassunto attività partigiana

I VVF in guerra

Lettera dattiloscritta del Cappellano del 52° Corpo Vigili del Fuoco di Milano Don Armando LAZZARONI che riassume l'attività svolta dal corpo nel periodo 8 Settembre 1943 - 25 Aprile 1945.
Sotto la trascrizione tratta dall'originale copia-carbone su velina del documento scritto a macchina.

Si ringrazia per la ricerca storica Giuseppe Mascherpa




RIASSUNTO DI PARTE DELL’ATTIVITA’ SVOLTA DAL 52° CORPO VIGILI DEL FUOCO DI MILANO PER MOTI DI LIBERAZIONE DALL’8 SETTEMBRE 1943 AL 25/4/1945

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Avvenuto l’armistizio L’8 Settembre 1943 a Milano cominciarono ad affluire i primi prigionieri alleati, fuggiti dai campi di prigionia situati particolarmente dalle parti di Lodi.
In seno al Corpo si delineò chiaramente una corrente umanitaria, incarnata in molti elementi, che subito si prestarono a fornire vestiti, civili e anche divise da Vigili del Fuoco per rendere più facile il raggiungimento del confine Italo-Svizzero e poter espatriare.
Verso la fine di Settembre il Cappellano ottenne dal Sig. Comandante TOSI una “Topolino” per potersi recare a Canzo a prendere, presso il parroco dello stesso paese, delle coperte e munizioni destinate ai partigiani della Valsassina e precisamente alla Brigata Garibaldina Rosselli.
In via Luini, 2 nella casa parrocchiale vennero ricoverati molti prigionieri greci, inglesi e americani, al cui sostentamento pensò sempre il Corpo, con l’aiuto particolare del Brig. TRINI, del vigile CAVALLI Arturo, PIETANERA, PICCO, DE LORENZI.
Nella baracca del Brig. Trini Virginio, denominata capanna dello Zio Tom vennero alloggiati disertori, come il figlio del vig. volontario BAIOCCHI.
Dal Dicembre 1943 all’aprile 1944 con vero spirito di sacrificio, i vigili Cavalli, Picco, De Lorenzi, ogni giorno si recavano fino alla Bicocca, in casa del Cappellano, per portare il rancio ai prigionieri che venivano ricoverati, in attesa di essere portati in Svizzera.
L’aiuto del Corpo venne particolarmente dato al figlio del vigile Milanesi e al figlio del Conte RINALDINI, che per molto tempo vennero mantenuti e vettovagliati per mezzo di Picco, MARTINELLI, che con pericolo personale, raggiungevano i due renitenti fino alla lontana Bicocca, pur sapendo che la casa era vigilata dalle SS. Tedesche e dalla Muti.
Anche per la salvezza degli ebrei si presentarono alcuni, e particolarmente va ricordato l’aiuto dato, appena richiesto, del Cav. SCHIATTI, il quale si recava col Cappellano a prendere una povera vecchia di 73 anni, che veniva portata in Via Luini da Via Ciro Menotti e poi portata in Svizzera.
Lo stesso Cav. Schiatti portava due volte il Cappellano al Collegio di Desio per poter far ricoverare un ragazzo di razza ebraica.
L’ing. DENTELLA teneva, come suo ospite il cappellano già ricercato e di buon grado fece sapere allo stesso che avrebbe tenuto pure un generale renitente.
Con l’Ing. MOSCHETTINI il Corpo diede un aiuto ancora più efficace alla resistenza: fu appunto con un’automobile del Corpo, che si potè fare il trasporto di armi, portare soccorsi ai partigiani oltre il Po; ai primi di Maggio, durante un allarme aereo venne portato alla caserma su di una bicicletta dal Vig. Cavalli, l’ufficiale canadese Gorge PATTERSON, il quale il giorno prima era fuggito da S. Vittore coll’Ing. BACCIGALUPPO.
Venne ospitato da Trini nella capanna dello Zio Tom per molti giorni, mentre si provvedette ad una divisa da vigile del fuoco con relativi documenti.
Mentre un automezzo si recava a Grandate per prendere delle lampadine della Philips, il detto Patterson venne portato a Drezzo, dove lasciata la divisa poteva poi entrare in Svizzera.
Ancora ai primi di maggio del 1944 l’Ing. Moschettini aderendo ad una richiesta del Cappellano si portava con una macchina del Corpo sulle piste di un prigioniero inglese, che Cavalli aveva portato alla Bicocca ed era fuggito in preda a pazzia. Dopo molte ricerche si riusciva a rintracciarlo nelle vicinanze del Campo di aviazione di Bresso.
L’ing. MoschettIni coll’aiuto del Brig. Trini e del Vig. NASTI installavano sulla Caserma di Via Vespri Siciliani, sopra gli Uffici della Direzione Generale, una radio trasmittente. Così un giorno per poter trasmettere dei messaggi urgenti si adoperò un’autolettiga.
L’operatore TURCO ha operato 3 trasmissioni con l’aiuto dell’Ing. Moschettini e del Brig. Trini.
Sempre nella capanna dello zio Tom venivano celati gli uomini e le radio e diventava il centro di raduno degli elementi della Resistenza come: BOERI LANDI PARRI ecc. Anche il Prof. PORTA fu ospitato per molto tempo.
Per mezzo del tamburello venivano fatti vari servizi per la diffusione della stampa curata particolarmente dal Brig. Trini.
Così veniva trasportate varie coperte della ditta COMENSE destinate ai partigiani.
Coll’autorizzazione del Sig. Comandante ancora l’Ing. Moschettini aveva potuto recarsi oltre il Po, e così operare uno scanbio di prigionieri.
Quando l’U.P.I. venne alla Caserma per ricercare l’Ing SETTI, Trini e il Cappellano con una macchina avuta dal comando per mezzo dell’Ing. SPASCIANI riuscivano a portarsi velocemente ad avvisare del pericolo l’interessato.
Catturato l’Ing. Moschettini il Comandante e l’ing. Dentella fecero ogni sforzo, anche con pericolo personale, per poter venire a capo di qualche cosa di più certo sulla sua sorte e per la sua liberazione.

Fto. Don Armando LAZZARONI
Cappellano del 52° Corpo Vigili Fuoco

p. c. c.
IL COMANDANTE
(Dr.Ing.A.Tosi)



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