www.museovvfmilano.it


Vai ai contenuti

Menu principale:


Fiammette nella bufera

I VVF in guerra

FIAMMETTE NELLA BUFERA
Breve storia del C.N.VV.F. durante la 2° Guerra Mondiale

di Roberto VILLA









10 giugno 1940: l’Italia entra in guerra.
I cinegiornali mostrano Piazza Venezia gremita di folla, al grido “
Duce! Duce! ”migliaia di italiani, abbagliati dalla retorica guerresca e "granitica" del "capo" e da una infantile e rozza propaganda durata vent’anni, sembrano sinceramente convinti che l'Italia sia una nazione di duri combattenti capaci di vincere le "vecchie e corrotte demoplutocrazie” con “otto milioni di baionette”!

L'illusione durò ventiquattro ore: la notte tra l’11 e il 12 giugno, aerei inglesi bombardarono Genova e Torino; non fu un bombardamento intenso e massiccio come ne sarebbero avvenuti in seguito su quasi tutte le città italiane, ma bastò a mettere in luce tutta l’impreparazione alla guerra, l'ottusità del regime e i grossolani errori di valutazione sulle capacità offensive del nemico.

Quattro giorni dopo la dichiarazione di guerra, il ministero degli Interni richiamò in servizio il personale ritenuto idoneo e congedato (e naturalmente iscritto al partito fascista!): anche per i Vigili del Fuoco fu la mobilitazione generale (gli ordini, segreti, erano già pronti dal 1939); fra loro l’entusiasmo per le“
decisioni irrevocabili” fu tiepido; quotidianamente a contatto con lutti e tragedie, sapevano che anni ben più tragici stavano per giungere.

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, nato da poco dall'unificazione dei Civici Corpi Provinciali sparsi su tutto il territorio nazionale era, ancora una volta, in prima linea a difesa delle popolazioni civili e dei beni della comunità.

Alla vigilia dell'entrata in guerra, il Corpo era composto da 95 Comandi provinciali più quelli del regno d'Oltremare (Tirana, Tripoli, Bengasi, Derna e Misurata) e quelli dell'Impero (Addis Abeba, Massaua, Asmara e Mogadiscio). In affiancamento ai Vigili del Fuoco nelle opere di soccorso, furono istituiti dal regime, organismi civili ausiliari il cui personale fu attinto in massima parte tra i non più abili al servizio di leva e le varie organizzazioni di partito.

L' U.N.P.A. (Unione Nazionale Protezione Antiaerea), la più conosciuta.
La S.P.A.A. (Squadre di Protezione Antiaerea).
La G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio), mise a disposizione i suoi giovani iscritti
inquadrati in unità di portaordini ciclisti (i più giovani) e Volontari Ausiliari.


Nelle intenzioni del regime questi volontari avrebbero dovuto sopperire alla mancanza di un'adeguata difesa antiaerea, nella realtà i risultati furono molto meno confortanti delle aspettative; l'imponente consistenza delle forze aeree alleate e, di conseguenza, i massicci e devastanti bombardamenti delle città, vanificarono la preparazione tecnica e l'impiego di nuovi mezzi e attrezzature; ben presto, il sistema di difesa e dei soccorsi fu ridotto al collasso, indipendentemente dal coraggio individuale e dallo spirito di sacrificio degli uomini.

I rovesci militari delle nostre forze armate sui campi di battaglia, portarono sempre più incursioni aeree alleate sulle nostre città; ormai nessuna era più sicura! Con il passare del tempo la strategia del "
nemico" era cambiata: non più i soliti bombardamenti atti a privare l'avversario delle proprie capacità produttive, interrompere le vie di comunicazione, distruggere le riserve; si volle, con i bombardamenti a "tappeto", coinvolgere la popolazione civile, esasperarla, costringerla a rivolgere contro il regime il proprio odio, le proprie paure, vedere in esso il solo e unico responsabile delle tragedie e dei lutti.
Questa linea era stata decisa congiuntamente da Roosevelt e Churchill e attuata fino al termine del conflitto: "
Noi dobbiamo sottoporre la Germania e l'Italia ad un incessante e sempre crescente bombardamento aereo: Queste misure possono da sole provocare un rivolgimento interno o un crollo". (1)
" ..
. deve essere nostro irrinunciabile programma un sempre maggior carico di bombe da sganciare sopra la Germania e l'Italia ...". (2)
"..
.bombardare, bombardare, bombardare ... io non credo che ai tedeschi piaccia tale medicina e agli italiani ancor meno ... la furia della popolazione italiana può ora rivolgersi contro gli intrusi tedeschi che hanno portato, come essi sentiranno, queste sofferenze sull'Italia e che sono venuti in suo aiuto così debolmente e malvolentieri..". (3)

La tecnica del bombardamento a "
tappeto" non era nuova; era stata sperimentata dai tedeschi durante la guerra civile spagnola: in una di queste azioni, il 26 aprile 1937, la Legione Condor comandata dal generale, barone Wolfram von Richthofen (cugino del celebre Barone Rosso), rase al suolo Guernica: 1654 civili vi trovarono la morte e 889 restarono feriti! Nell'aprile 1941 l'VIII Fliegerkorps, sempre al comando di von Richthofen, bombardò per rappresaglia Belgrado causando la morte di 17.000 civili.

Dal settembre 1940 le città inglesi subirono pesanti e continui bombardamenti da parte della Luftwaffe (questa fase del conflitto sarà conosciuta con il nome di "
Battaglia d'Inghilterra") anche se, solo nel caso di Coventry, fu quasi raggiunto l'obiettivo della totale distruzione della città (dopo questa azione venne coniato il termine "coventrizzare").

Nell'ottobre 1942 si scatenò, su tutto il territorio nazionale una serie di massicce incursioni aeree, le grandi città subirono gravi distruzioni, incendi, crolli; a Milano, il 24 ottobre, diverse ondate di bombardieri scaricarono il loro carico mortale sulla città: centinaia le vittime, migliaia i senzatetto. Per dare aiuto ai vigili di questa città, intervennero squadre anche dai Comandi di Alessandria, Bergamo, Bologna, Brescia, persino da Ravenna e Trento.

Luglio 1943: gli alleati erano già sbarcati in Sicilia dal 10, (il famoso discorso del "
bagnasciuga" si risolse nell'ennesima fanfaronata del "grande condottiero"!); durante la seduta del "Gran Consiglio del Fascismo", tenuta nella notte tra il 24 e il 25, la politica del "duce" fu aspramente criticata, diciannove gerarchi sottoscrissero l'"Ordine del Giorno Grandi" che richiamava la guida del re nelle operazioni militari e il ritorno ad un corretto funzionamento della Costituzione. Con l'arresto di Mussolini esplose in tutto il Paese l'entusiasmo popolare per la fine della dittatura (al mattino, per le strade, si trovarono migliaia di distintivi del p.n.f., busti dell'ex dittatore distrutti, tessere del partito) ma, il discorso del nuovo capo del Governo, maresciallo Badoglio, in cui dichiarava che "la guerra continua", provocò un senso di forte indignazione (a Milano, negli scontri ci furono 20 morti, 62 feriti e centinaia di arresti; il nuovo "capo" aveva preso il posto del duce ma, alla richiesta di distribuire armi ai civili per difendersi dai tedeschi, impartì l'ordine di far fuoco sulle masse).

Nel frattempo le incursioni aeree alleate sul suolo italiano si intensificarono; ormai, con la difesa contraerea quasi inesistente, il dominio incontrastato dei cieli lo detenevano le "
Fortezze volanti " americane e i "Lancaster " inglesi.
8, 13, 15 e 16 agosto 1943; in queste notti si ebbero i più pesanti e devastanti bombardamenti su Milano, la città fu semidistrutta; il centro cittadino sconvolto, distrutti numerosi monumenti ed edifici (danneggiate anche alcune caserme dei vigili; in quella di v.le Regina Margherita vi trovarono la morte il Capo posto Domenico Fassi e il centralinista Giosuè Pirola), migliaia le vittime, dai rifugi, numerosi cittadini uscirono ad aiutare i soccorritori stremati da giorni di lavoro ininterrotto; con la rete idrica danneggiata in più punti, l'opera di spegnimento dei numerosi incendi era immane, ciononostante i Vigili del Fuoco, con sforzi inimmaginabili e determinazione, riuscirono ad evitare quella "
tempesta di fuoco" che si sviluppò, al contrario, a Dresda, Amburgo e Berlino nei primi mesi del 1945 provocando centinaia di migliaia di vittime.
In quei giorni i Vigili del Fuoco furono l'unico punto saldo di riferimento per le popolazioni martoriate.
20 ottobre 1944; in una limpida giornata autunnale, una formazione di bombardieri statunitensi del 451° Bomb Group USAAF giunsero ancora una volta sulla ormai devastata città; gli obiettivi avrebbero dovuto essere gli stabilimenti della Breda, dell'Alfa Romeo, della Isotta Fraschini.
(4) Alle 11,29 cominciò il bombardamento; molte bombe colpirono i bersagli, molte altre devastarono case, uffici, una centrò in pieno la scuola elementare "Francesco Crispi" a Gorla; il breve spazio di tempo tra l'allarme e l'inizio del bombardamento fece sì che i bambini si trovassero ancora sulle scale dell'edificio quando l'ordigno entrò nella tromba delle scale: 184 bambini e 19 maestre rimasero sepolti sotto le macerie; quell'incursione causò la morte di 635 persone.
Accorsero i Vigili del distaccamento Benedetto Marcello e quello di via Ravenna, si trovarono davanti a scene strazianti, genitori disperati alla ricerca dei propri figli, altri stroncati dal dolore al ritrovamento del proprio senza vita, lo stesso capo posto del distaccamento di Benedetto Marcello si ritrovò a cercare tra le macerie il proprio figlioletto di 6 anni: lo trovò tra i corpicini esanimi .
(5)

8 settembre 1943: l'Italia, ormai ridotta allo stremo sul piano militare, chiese l'armistizio che fu firmato a Cassibile, mentre il re, Badoglio e gli alti gradi militari si davano vergognosamente alla fuga. L'esultanza iniziale di chi credeva nella fine della guerra fu breve; nel giro di poche ore, coloro che per anni il regime aveva presentato agli italiani come fraterni e sinceri alleati, gettarono la maschera e svelarono le loro vere intenzioni.

Iniziò così un periodo ancora più drammatico di quello appena concluso; alle immani distruzioni, alle migliaia di vittime innocenti, si aggiunse, al Centro-Nord, (il Sud era stato finalmente liberato e, anche i Corpi di quelle città poterono tornare alla quasi normalità del servizio) il terrore di una dominazione feroce, crudele e vendicativa; l'invasore tedesco e il suo vassallo fascista (rinato con la tristemente nota Repubblica di Salò e spesso ancor più crudele del padrone) costrinsero gli italiani a condizioni umilianti e a scelte drammatiche.
Nei giorni successivi la liberazione di Roma, nel giugno 1944, furono i Vigili del Fuoco che procedettero alla pietosa opera di recupero dei poveri resti delle 335 vittime dell'ennesimo eccidio nazifascista alle Fosse Ardeatine.

Per la maggioranza dei Vigili fu una scelta morale; mai completamente soggiogati dalla propaganda del regime, si schierarono dalla parte della libertà e della democrazia, anche se ciò voleva dire mettere a repentaglio ancora più facilmente la propria vita. Sempre disposti al sacrificio per la salvezza dei propri simili, molti di essi persero la vita in una lotta assai più crudele che contro il fuoco, i crolli, le calamità.

Lasciate le caserme, si dettero alla macchia, ricercati, braccati, raggiunsero le formazioni dei "
banditi" in montagna e con queste combatterono per venti mesi, fino alla vittoria finale che, molti di loro, non videro. Anche quelli che restarono in servizio presso i Comandi si batterono, forse con maggior rischio individuale, nascondendo e aiutando ebrei, prigionieri alleati, ricercati politici, trasportando munizioni e viveri ai compagni alla macchia, compiendo sabotaggi ma, sempre pronti a intervenire in caso di bisogno e al di sopra degli schieramenti. In città come Milano, Torino, Genova, Firenze e tante altre i Vigili del Fuoco dettero un contributo notevole di vite e sofferenze alla lotta per la sconfitta del nazifascismo.

29 aprile 1945: un altro cinegiornale (girato da una troupe svizzera) mostra un'altra piazza, a Milano. Il 10 agosto del 1944 militi della brigata nera "
Muti" fucilarono 15 antifascisti in piazzale Loreto, questo ennesimo eccidio aveva ulteriormente esacerbato l'animo dei milanesi che, l'anno successivo, in una mattina di primavera inoltrata accorsero a vedere nella stessa piazza i corpi di coloro che avevano portato un intero Paese alla distruzione, causato tanti lutti e miserie e lì, sfogarono tutto l'odio, il rancore, la rabbia covati per tanti anni. Le immagini mostrano alcuni Vigili che con gli idranti cercano di allontanare la folla inferocita, cercano di impedire che quei corpi ormai senza vita siano ulteriormente oltraggiati, compito arduo; troppi orrori, troppe ferite erano ancora aperte. Quei Vigili poco poterono ma, dimostrarono, ancora una volta, la loro umanità anche verso coloro che non ne avevano dimostrato per nessuno.

Questa pagina di storia è stata per lungo tempo volutamente lasciata nell'oblio (a parte rare eccezioni, di queste eroiche gesta non se ne trova traccia nè sui libri di recente pubblicazione, nè sui vari siti Internet dedicati ai Vigili del Fuoco), solo pochi "
frammenti" verbali catturati agli anziani in qualche momento di pausa in caserma, in attesa di correre, oggi come ieri, in aiuto di chi è in pericolo.

Al termine del conflitto il Corpo di Milano contò 16 caduti per mano nazifascita, tre deportati nei lager tedeschi (l'ing. Francesco Moschettini vi morirà) e 14 IMI (Internati Militari Italiani).



Oggi, in ogni Comando, una lapide ricorda tutti i colleghi che sono caduti in servizio accanto a coloro che hanno sacrificato la loro vita per un ideale e un futuro di democrazia e libertà; questi uomini, a distanza di tanto tempo, non hanno ancora avuto il giusto riconoscimento, ma, come sempre nello spirito dei Vigili del Fuoco, l'unico e certo riconoscimento viene da chi sa con quale sacrificio, spirito di abnegazione e altruismo, questi uomini, che non si credono e mai si sono creduti eroi, svolgono il proprio lavoro.


1) Lettera del 25 luglio 1941 di Roosevelt a Churchill - Doc. 67, pag. 151 Roosevelt and Churchill di Löwenheim-Langley-Jonas.
2) Lettera del 31 ottobre 1942 di Roosevelt a Churchill - Doc. 180, pag. 325 Roosevelt and Churchill di Löwenheim-Langley-Jonas.
3) Lettera del 30 luglio 1943 di Roosevelt a Churchill - Doc. 246, pag. 358 Roosevelt and Churchill di Löwenheim-Langley-Jonas.
4) Bombe sulla città di Achille Restelli, pag. 141
5) Testimonianza del C.R. a riposo Silvio Bertolotti





Gli autori degli articoli e/o pubblicazioni si assumono la responsabilità di quanto dichiarato.
Il sito
museovvfmilano.it non si assume alcuna responsabilità per quanto riguarda il contenuto degli articoli, o che derivino da collegamenti con siti esterni sui quali museovvfmilano.it non ha alcun controllo.


Home Page | Cenni storici | Il museo | I restauri | I VVF in guerra | Articoli e libri | Utilità | Mappa del sito


Copyright 2008-2014 © Claudio Di Francesco | info@museovvfmilano.it

Torna ai contenuti | Torna al menu