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I Pompieri di Milano e le "Resistenze"

I VVF in guerra > I pompieri di Milano tra fascismo, guerra e resistenza

I POMPIERI DI MILANO E LE "RESISTENZE".


di Giuseppe MASCHERPA









Ma vi sono doveri che si possono compiere ineccepibilmente anche senza una intensa partecipazione ideale e morale, nell'opera dei Pompieri di Milano, si ebbero non solo innumerevoli episodi di slancio umanitario e di coraggio, ma anche di rischio scelto consapevolmente e deliberatamente al di là degli ordini.

Nel 1943, quando venne colpita dai bombardamenti anche la Questura Centrale di Milano, di piazza S. Fedele, una parte degli schedari della sezione politica fu sommersa nei crolli. Quando i servizi polizeschi tedeschi e fascisti cercarono di recuperare il materiale, per loro prezioso e per molti milanesi pericoloso, i pompieri che avrebbero dovuto disseppellirlo lo resero, invece, irrecuperabile facendo cadere su di esso un ulteriore abbondante strato di macerie, cosicchè...
ad impossibilia nemo tenetur (1). In questo modo una parte delle schede segnaletiche a carico di milanesi politicamente in contrasto col fascismo non fu più recuperata, almeno da quella fonte. Questo episodio è indirettamente confermato da una risposta del Comando alla Questura dopo la Liberazione; "il recupero sarebbe possibile, con la rimozione delle macerie, ma inutile, poichè le intemperie hanno ormai distrutto tutto il materiale cartaceo".

Sopratutto dopo l'armistizio dell'8 settembre, quando al nord si instaurò il regime fantoccio fascista della
"Repubblica Sociale" (ironcamente i suoi seguaci furono chiamati "repubblichini"), ma nella realtà era l'oppressore nazista a comandare, si intensificarono le attività di resistenza; sia attiva che passiva.

Nel 1944 i tedeschi stavano depredando il nostro territorio; alla Franco Tosi di Legnano, tentarono di asportare i grandi macchinari per trasferirli in Germania e, per farlo, chiesero l'intervento dell'autogrù Fomo dei pompieri; questa giunse in posto ma, appena iniziato il lavoro, i contrappesi si sganciarono, provocando la rottura delle parti meccaniche rendendola inutilizzabile, tra le imprecazioni e gli ordini concitati; inutile precisare che si trattò di abile sabotaggio, analogo a quello che ferrovieri, tranvieri, operai stavano mettendo in atto, con grande rischio, per ostacolare in ogni modo i piani del nemico.
L'ing. Tosi, Comandante di Milano, dovette dar fondo a tutta la sua abilità per evitare che il parco macchine dei pompieri venisse depredato dai tedeschi, molti automezzi furono infatti nascosti nelle campagne e, d'accordo con la ditta Bergomi, perfino macchine in lavorazione per la Regia Aeronautica (quindi facile preda per l'occupante) furono fatte passare come già acquistate dal Corpo, impedendo ce divenissero bottino dei nazisti.

Grande impressione nell'opinione pubblica destarono i comizi volanti
(2) tenuti dai partigiani alla presenza di numeroso pubblico e in luoghi significativi come l'università oppure il teatro Smeraldo, dove il pompiere Bruno Pilatone, comandato in servizio per lo spettacolo, al momento opportuno aprì le porte di sicurezza, facendo accedere i partigiani al palco da dove si rivolsero al pubblico in sala incitandolo alla resistenza e alla lotta contro gli oppressori; i fascisti in sala rimasero sbigottiti e, prima che potessero reagire, gli uomini dei GAP (Gruppi di Azione Patriottica) si erano già allontanati senza colpo ferire, dimostrando di poter agire indisturbati.

Molti gli appartenenti al 52° Corpo che parteciparono attivamente alla lotta di Liberazione, sia facendo opera di collegamento con le formazioni partigiane, alle quali portavano armi e materiale, sia trasportando al confine, dopo averli nascosti, ebrei, braccati e prigionieri in fuga. All'interno del Comando agirono diversi gruppi, sconosciuti tra loro (nel rispetto delle regole di autodifesa previste per il funzionamento dei GAP) e con compiti specifici e sicuramente il Comandante Tosi di queste attività non poteva che esserne volutamente ignaro.

Le memorie scritte, lasciateci dal Cappellano del Corpo, don Lazzaroni, nome di battaglia "la Rosetta", e del vigile Cavalli, pur abbracciando soltanto la sfera delle azioni di cui erano partecipi, cono importanti perchè confermano la veridicità degli elementi raccolti.

(1) Nessuno è tenuto a fare cose impossibili.
(2) INSMLI, fondo CVL, b 123 fasc. 4, sottofasc. A





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